Mio padre

Mio padre si chiamava Giorgio, Giorgio Giandrini. Nato nell’aprile del 41 a Mortara in provincia di Pavia si è presto diplomato all’Unasas, scuola acconciatori per signore. Pur arrivando dalla provincia e da una famiglia povera, già a 25 anni era proprietario di due negozi; uno a Santa Margherita Ligure per la stagione estiva e l’altro a Milano, in Piazza Cinque Giornate, vicino al Coin. Nel suo lavoro era bravo, bravissimo.

Un talento meraviglioso nel “giocare con i capelli”
Amava toccarli, riordinarli, colorarli, e soprattutto … tagliarli.

Il lunedì, quando il negozio era chiuso, andava in giro per l’Europa a fare dimostrazioni nei teatri accompagnato dalla sua troupe e da una fila di simpatiche modelle dai capelli morbidi e lunghissimi.
Talvolta le sue “esibizioni” erano accompagnate da Pippo Baudo, Mike Bongiorno, e ricordo anche, giovanissimo, Beppe Grillo … tutti personaggi che conducevano la serata presentando le acconciature.

Ha vinto numerosi concorsi italiani ed europei, ed è stato campione del mondo “singolo” e “a squadre” rispettivamente per una e due volte.
Dopo aver venduto i negozi, ha speso gli ultimi anni della sua professione insegnando con affetto ai giovani per i quali si offriva volentieri.

La sua più grande passione era “andare in campagna”; il mercoledì non c’era mai in negozio perché andava a pescare insieme ad uno zio. Pescava ovunque: in mari, fiumi, laghi e persino nei fossi. Riusciva a prendere le tinche e le carpe nascoste nei fossi con le mani.
Gli piaceva mangiare e bere bene.

Amava la cucina di pesce, soprattutto quello alla griglia, ma anche il panino con il salame in qualche bettola di legno.
Negli ultimi anni la sua voce era diventata meravigliosa, morbida … ricordo che una volta rispose dal telefono di casa ad una mia chiamata … “pronto …” “azz papà che bella voce che hai!”.

Lo ricordo come una persona fine, sempre distinto e misurato nelle conversazioni. Portava nel cuore un personale e tremendo dolore, che conosco, e del quale non ha mai parlato.

Durante la sua malattia mi ha insegnato l’eleganza.

Era un collezionista di errori.
Alcuni gravi.

Mi ha voluto,
Per come ha potuto
E per quanto ha saputo,
Bene.
Molto bene.

E io gli sono grato
Profondamente grato
Di tutto.
Iva compresa.

Svolazza nel cielo dal 2003, accade di vederlo seduto sulla luna con la sua canna a pescar le stelle, più spesso si diverte a pettinare le piume degli angeli.

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