Scrivere

Ero un ragazzino
Turbolento e simpatico.
Alle scuole medie e superiori.

I voti non erano buoni.
Indifferente,
Navigavo nella sufficienza.

La professoressa di italiano chiese
Cosa vuoi fare da grande?
Scrivere!

Sorrise in varie occasioni
La signorina Moroni.
Schernendomi divertita
Davanti ai compagni.

Quest’anno sono vent’anni
Che vivo di scrittura.

E’ un regalo meraviglioso
Vivere del proprio scrivere!

No, non è una rivincita.
Semplicemente era la mia strada.
Che in qualche modo già annusavo.
E che lei, professoressa,
Non sapeva riconoscere.

Sono orgoglioso della mia strada.
Che, naturalmente,
Come tutte le strade
E’ fatta di discese e salite
Di prati verdi e catrame.
Ma, è la mi strada.
E io le sono devoto.

E’ quella che mi ha reso
Sempre indipendente.
Dai danari
Dal delirio della popolarità
Dal pensiero comune e
Dall’inchino all’ideologia
Politica e religiosa.

Non riconosco padroni.

Scrivo, e costruisco gli spettacoli
Per amore del Segreto
Che abita tutte le cose.

E’ piccola cosa.
Per me, gigante.
La mia possibilità di essere caritatevole.

L’anima

L’impresa della normalità

Ho baciato la Vanoni